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| Pianta e riassunto del percorso |
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Partenza: da Brento (Bo)
Come arrivarci: da Bologna percorrere la Porrettana (SS 64) fino a Sasso Marconi; passato il paese, giunti a una svoltare a sinistra (SS 325) in direzione Vado, Monzuno, Castiglione dei Pepoli. Passare il lungo ponte sul fiume Reno e costeggiare l’autostrada. Dopo 3 Km voltare a sinistra in Via Badolo; dopo 6 km circa si raggiunge l’omonima trattoria da cui si prosegue fino a raggiungere Brento dopo circa un altro chilometro. Dal centro del paesino imboccare sulla sinistra Via Vallazza; la strada è in salita e si trova l’indicazione per il sentiero CAI di Monte Adone, Monte del Frate, Badolo.
Difficoltà del percorso: *
Tempo di percorrenza: circa 2 ore (con soste per l’osservazione)
Lunghezza del percorso: 1,5 km (solo andata)
Caratteristica: percorso andata e ritorno
Dislivello: da 451 m a 655 m slm
Periodo consigliato: da Marzo a Novembre
Aspetti da segnalare: geomorfologico, floristico, paesaggistico
Consigli pratici: si consiglia di indossare scarpe da escursione per la presenza di dossi, cunette e sassi sul terreno
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| In breve: il percorso e le distanze (solo andata) |
| Percorso |
Distanza |
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Parcheggio antistante il sentiero CAI 110 |
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Imboccare il sentiero |
100 m |
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Al primo bivio, svoltare a destra |
200 m |
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Svoltare a sinistra |
400 m |
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Percorrere il sentiero solcato |
300 m |
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Svoltare a sinistra |
300 m |
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Vetta di Monte Adone |
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| Totale distanza percorsa |
1500 m |
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| Focus on |
L’antico borgo di Brento
Ubicato tra la valle del Setta e la valle del Savena, Brento, essendo una tappa obbligata della via che collegava Bologna con la Toscana, nel VI secolo fu sede di una delle più grandi roccaforti bizantine, in grado di ostacolare l’avanzata dirompente dei Longobardi. Nel IX secolo fu ceduto dal conte di Modena al marchese Bonifacio di Toscana padre di Matilde di Canossa che, dopo la morte del padre, lo cedette al vescovo di Bologna. Fu solo nel XII secolo che Brento divenne di proprietà del comune di Bologna. Del castello se ne può ammirare solo un rudere, insieme a ciò che resta della chiesa dell’oratorio di Sant’Ansano, distrutto sul finire della seconda guerra mondiale. Ora sull’abside, sulle mura e sul vecchio cimitero crescono piante e fiori tipici degli ambienti ruderali. |
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| Descrizione del percorso |
| Stamattina abbiamo deciso di salire la cima Monte Adone, partendo da Brento, un paesino a una ventina di chilometri a sud di Bologna. Lasciata la macchina, abbiamo imboccato il sentiero CAI 110 in direzione di Monte Adone. Il sentiero è di facile percorribilità, leggermente in salita, ma largo e scorrevole. Tuttavia, fin da subito, il terreno si presenta molto frastagliato, pieno di cunette e dossi naturali. Al primo bivio teniamo la destra e continuiamo a percorrere il sentiero che sembra essere quasi il letto di un fiume. Man mano che si prosegue la salita aumenta. Passato un tornante verso destra, dopo circa 15 minuti di percorrenza, incontriamo un primo bivio importante in un punto in cui il sentiero si allarga diventando quasi un piazzale. La giornata è particolarmente tersa e guardando il panorama verso sud si riescono a vedere addirittura le alpi innevate stagliarsi in fondo a quella immensità che è la Pianura Padana. Svoltando quindi a sinistra si prosegue per un piccolo boschetto di castagni e felci; qui il terreno sembra ricavato da una solco e assomiglia a una lunga vasca. In questa zona, con un po’ di fortuna e nel periodo giusto, si può scorgere lo sparviere (Accipiter nisus) rapace diurno in cerca di prede, solitamente passeriformi che durante le stagioni calde possono trovare in questo ambiente una trappola mortale. Dal punto di vista floristico, la natura geologica di questo ambiente presenta una vegetazione tipicamente mediterranea, soprattutto nei punti maggiormente esposti al sole dove la siccità e la mancanza di umidità favoriscono la crescita di piante in grado di sostenere un clima arido e soleggiato. A seconda anche dell’altitudine si trovano specie arboree ed erbustive come il leccio e l’acero minore. A 45 minuti dalla partenza dopo una breve ma severa salita, raggiungiamo la cima di Monte Adone; di fronte a noi compare subito una gola a picco sulla vallata plasmata da imponenti stratificazioni sedimentarie delle sabbie plioceniche. Sulla sinistra, in pochi minuti, si raggiunge il punto più alto, che domina sulla valle del Setta, dove è presente una croce di metallo. La valle è splendida, piena di colori, tra campi coltivati, boschi e casolari e lo sguardo prosegue oltre fino a raggiungere le montagne circostanti che regalano un paesaggio di rara bellezza. Da qui si vede il Monte Cusna, il Corno alle Scale e il Monte Cimone; a sud-ovest si levano gli imponenti bastioni arenacei boscati del Parco Regionale di Monte Sole, a nord-ovest si staglia il Monte Frate e la Rocca di Badolo. Siamo a 655 metri d’altezza ma si ha come l’impressione di essere nel punto più alto della terra. |
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| Bere e mangiar bene |
Antica Hostaria di Badolo
Via Brento 2/4
Badolo (BO)
Tel. +39
051847506 |
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| A un chilometro da Brento, in direzione di Bologna, ci fermiamo all’osteria di Badolo, tappa enogastronomica che consiglio sempre a chiunque porti la pancia da queste parti. La crescentina fritta (o gnocco fritto, il nome varia a seconda delle aree geografiche) è un appuntamento goloso da non mancare. Siamo in due e il vassoio che ci portano è abbondante. Qui le fanno piccole, gonfie, tenere, fritte bene e vanno via che è un piacere insieme a un affettato composto da salamino tipo cacciatore, prosciutto crudo, pancetta e coppa, con sottaceti di ogni genere e l’immancabile squaquerone, formaggio fresco molle dal sapore dolce amaro che si integra quasi magicamente col sapore intenso della crescentina. Vino rosso fermo della casa e per finire caffè seguito da un amaro. Avrei voluto prendere anche il dolce, ma le porzioni erano veramente generose. |
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