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| Pianta e riassunto del percorso |
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Partenza: dal Santuario della Madonna dell'Acero
Come arrivarci: in auto, prendere la tangenziale in direzione Casalecchio di Reno e uscire alla n° 1, imboccando l'asse attrezzato sud-est. Immettersi subito nel raccordo autostrada-tangenziale che termina in una rotonda; andare dritto prendendo la SS64 e seguire questa strada fino alla Silla dove si seguono le indicazioni per Lizzano in Belvedere e, arrivati qui, quelle per il Santuario della Madonna dell'Acero.
In alternativa si può prendere l'autostrada A1 in direzione Firenze, uscire a Sasso Marconi quindi prendere la SS 64 e seguire le indicazioni precedenti.
Da Firenze prendere l'autostrada A11, uscire a Pistoia e seguire la Porrettana SS.64 oltrepassando
Porretta Terme; a Silla svoltare a sinistra per Lizzano in Belvedere.
Da Modena, prendere l'autostrada A1, uscire a Modena Sud, seguire per Vignola e Fanano e qui svoltare per
Lizzano in Belvedere.
Con i mezzi pubblici è possibile raggiungere Lizzano da Porretta (quest'ultima è anche servita dalla linea ferroviaria Bologna-Pistoia).
Difficoltà del percorso: * fino al primo salto (*** se si prosegue oltre)
Tempo di percorrenza: circa 3 ore (andata e ritorno ed escluse soste prolungate alle cascate)
Lunghezza del percorso: circa 2 km
Altitudine: 1300 m circa
Periodo consigliato: primavera ed estate (anche nelle ore più calde essendo il percorso per la sua interezza all'interno di un bosco). D'inverno può essere veramente suggestivo arrivare fino alla prima cascata soprattutto quando c'è la neve
Aspetti da segnalare: paesaggistico (le splendide cascate), naturalistico (flora e fauna dell'appennino bolognese)
Consigli pratici: fare attenzione, soprattutto in discesa, a non scivolare. Se non volete incontrare troppa gente vi consigliamo di fare il percorso durante la settimana (nel weekend ci sono parecchie persone). Nel caso facciate il bagno, non commettete imprudenze |
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| In breve: le caratteristiche del percorso |
| Caratteristica |
Descrizione |
| Il Dardagna |
È formato da due distinti rami: il principale, a est, scende dal Corno alle Scale (m 1945 slm), il secondario, a ovest, dal Monte Spigolino (m 1827 slm). Il corso del torrente misura circa 25 km; termina in località Rocchetta dove si unisce al torrente Scoltenna dando origine al fiume Panaro |
| I salti |
In tutto sono sette; di solito se ne visitano quattro o cinque. Il primo salto è alto 15 m. L'ultimo è il più alto ed è di circa 30 m |
| Il dislivello |
Nel giro di pochi chilometri l'acqua copre un dislivello superiore a 250 metri |
| Il percorso |
Fino al primo salto il percorso è agevole e adatto a tutti; dopo diventa impegnativo e lo consigliamo a persone piuttosto allenate |
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| Focus on |
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Il Parco del Corno alle Scale
Istituito nel 1998, il parco, che si estende su una superficie di 4974 ettari e si trova nel comune di Lizzano in Belvedere, è uno dei più frequentati della provincia di Bologna, soprattutto in inverno, quando viene preso letteralmente d'assalto dagli sciatori (Alberto Tomba aveva eletto questa stazione sciistica come sede dei suoi allenamenti).
Anche d'estate non mancano i motivi per venire da queste parti: è infatti il luogo ideale per chi ama la natura, per chi vuole cimentarsi nel trekking o nella mountain bike, o per chi semplicemente desidera sfuggire all'afa.
Se visitate il parco per la prima volta vi consigliamo di fare un salto in uno dei due centri visita, situati a Pianaccio e a Pian D'Ivo (in località Madonna dell'Acero), e al Museo Etnografico di Poggiolforato.
Per maggiori informazioni:
Centro Parco e sede amministrativa
Via Roma 1
Loc. Pianaccio
40042 Lizzano in Belvedere
Tel. 053451761, fax 053451763
Email: info@parcocornoallescale.it
Siti Web:
www.parks.it/parco.corno.scale/
www.regione.emilia-romagna.it/parchi/cornoscale/
www.cornoallescale.net/index.php |
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| Descrizione del percorso |
L'itinerario che faremo oggi è forse uno dei più spettacolari fra quelli che si snodano all'interno del Parco del Corno alle Scale: partendo dal parcheggio antistante il Santuario della Madonna dell'Acero e seguendo un sentiero che si snoda all'interno di uno splendido bosco arriveremo fino alle cascate formate dal torrente Dardagna.
Arriviamo al parcheggio del Santuario nelle prime ore di un caldo pomeriggio di luglio. Dopo aver parcheggiato la macchina e prima di partire per il trek vero e proprio spendiamo un po' di tempo a visitare il Santuario, la cui storia è avvolta dal mistero: celebra l'apparizione della Beata Vergine a due pastorelli, di cui una sordomuta che miracolosamente guarì. L'immagine della Madonna, che si trova nell'altare maggiore del Santuario, è incastonata nel tronco dell'acero secolare presso cui avvenne l'apparizione. Sempre presso l'altare è stata incisa una data che sembra indicare il momento in cui si iniziò a costruire il santuario: il 1358. La forma attuale risale invece al 1759. Impressionante anche il gruppo di "brunori", ex voto in legno cromatico del XVI secolo, che si trovano nella prima cappella sulla destra.
Lasciato il cortile del Santuario, proseguiamo sulla destra fino ad arrivare all'imboccatura del sentiero 331. Il sentiero è molto ben segnato, largo e spazioso; inizialmente è in salita per poi diventare pianeggiante dopo una biforcazione. Seguiamo sempre le indicazioni per le cascate. Ci troviamo all'interno di un bellissimo bosco di conifere e, malgrado l'ora, c'è un piacevole freschino. Fino alla prima cascata è un continuo alternarsi di tratti in salita, in discesa e pianeggianti. Nelle biforcazioni che man mano incontriamo ci manteniamo sempre sul sentiero principale. Superiamo un piccolo guado e quindi passiamo in un punto del bosco molto suggestivo caratterizzato dalla presenza di enormi massi. Il torrente del Dardagna da questo punto in poi è visibile sulla destra. All'ennesima biforcazione prendiamo il sentiero 333 sulla sinistra (fate attenzione perché poco prima c'è una biforcazione, ma sulla destra, sempre con il sentiero 333 che porta però a Poggiolforato). Dopo poco arriviamo al primo salto delle cascate del Dardagna. Sono trascori circa trequarti d'ora dalla partenza
Lo spettacolo che ci si presenta davanti è veramente mozzafiato e impressionante: quasi stentiamo a credere di essere a un'oretta di macchina da Bologna. Sotto la cascata si trova una pozza dove si potrebbe anche fare il bagno corredato da idromassaggio. Ci proviamo ma nessuno di noi trova il coraggio di andare fino in fondo: l'acqua è congelata! Anche senza fare il bagno, comunque, è il posto ideale per rinfrescarsi in una torrida giornata estiva.
Dopo una breve sosta, torniamo sui nostri passi per un breve tratto per proseguire poi sulla destra in salita, seguendo le indicazioni per le cascate alte e Cavone (sempre il sentiero 333). Questa parte è veramente impegnativa e mette a dura prova il nostro allenamento. Arriviamo al secondo salto; una palizzata ci impedisce di arrivare proprio sotto la cascata.
Proseguiamo oltre, sempre in salita, e, dopo una leggera deviazione, arriviamo al terzo salto, molto suggestivo (fate attenzione perché, poco prima, c'è un ponticello di legno marcio che vi consigliamo di aggirare). Dopo l'ennesima sosta per rinfrescarci, torniamo indietro e riprendiamo il sentiero in salita fino al quarto salto. In tutto, dall'inizio, senza contare le soste, avremo camminato per un'ora e mezza. Ma ciò che ci aspetta ci ripaga ampiamente della fatica fatta: siamo da soli (effettivamente ci vuole un po' di allenamento per arrivare fin qui) in un posto da favola. Una pozza con una minuscola spiaggetta sembra chiamarci per cui, armati di tutto il nostro coraggio, ci decidiamo e facciamo un bel bagno dopo di che ci stendiamo sui massi e ci rilassiamo. Per chi volesse, c'è un altro tratto in salita che porta a uno spiazzo panoramico con alcune panchine e attrezzato per fare delle grigliate. Poco più in là nel bosco si può anche proseguire a destra lungo una strada forestale, e poi prendere subito a sinistra, attraverso la faggeta, seguendo il sentiero n. 337 fino al piccolo laghetto artificiale del Cavone e all'omonimo rifugio.
Ormai per noi è invece giunto il momento di tornare indietro: ci riavviamo quindi lentamente lungo il sentiero per tornare alla macchina. |
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| Viver bene |
Centro Visita Pian d'Ivo
Località Madonna dell'Acero
Lizzano in Belvedere (BO)
Apertura: luglio e agosto tutti i giorni (9.30-12.30/14.00-17.00); giugno e settembre i fine settimana (9.30-12.30/14.00-17.00)); gli altri mesi i fine settimana (orario continuato 10.00-16.00); chiuso novembre
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| Prima di effettuare l'itinerario vi consigliamo di fermarvi al Centro visita Pian d'Ivo, che si trova poco prima del Santuario provenendo da Lizzano, per documentarvi, chiedere informazioni e magari acquistare cartine e prodotti tipici del luogo. Qui, tra le altre cose, potrete anche approndire, con l'ausilio di plastici e di vetrine, gli aspetti salienti, soprattutto dal punto di vista geologico, di queste zone. Potete anche lasciare la macchina nel parcheggio antistante l'entrata al Centro visite e proseguire a piedi: il Santuario e l'inizio del percorso distano da qui solo poche centinaia di metri. |
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