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Foto e riassunto del percorso
Il punto di partenza dell'itinerario
Partenza: da Porta Bologna
Come arrivarci: Chi parte da Bologna (distante circa 30km) può percorrere la strada provinciale n.4 di Galliera. Oltrepassati Castelmaggiore e Funo di Argelato, in prossimità di San Giorgio di Piano, si svolta a sinistra in direzione Cento. Superati Argelato e Castello d’Argile si arriva a Pieve di Cento e ci si trova di fronte Porta Bologna.
Difficoltà del percorso: nessuna
Tempo di percorrenza: circa 1 ora (senza sosta ai musei)
Lunghezza del percorso: circa 2 km
Periodo consigliato: tutto l'anno.
Aspetti da segnalare: storico, culturale, architettonico
Consigli pratici: Nessuno in particolare
In breve: manifestazioni e sagre
Nome Descrizione
I Venerdì di Marzo Fin dal 1490, come si legge negli Statuti di Pieve, i Venerdì di Marzo rivestivano un particolare significato religioso. Infatti queste giornate erano dedicate al culto del Crocifisso, in onore del quale si indicevano solenni cerimonie. Dopo quasi cinque secoli, i Venerdì di Marzo costituiscono ancora una vitale tradizione religiosa con largo seguito di fedeli e di pellegrini provenienti da altri paesi e città. Su un piano di particolare risalto si colloca la processione ventennale del Crocifisso, una solennità religiosa che coincide con la divisione ogni vent'anni dei terreni della Partecipanza agraria di Pieve di Cento.
La Fiera Nell'antichità la Fiera di Pieve si svolgeva in concomitanza con la Festa della Madonna del Carmine (Luglio). Decadute le ordinanze napoleoniche che vietavano le manifestazioni pubbliche, la Fiera venne ripresa nella terza domenica di Settembre del 1805 assieme alla Festa dei Giovani. Più volte confermata con atti papali e civili che la fissarono successivamente nella prima Domenica di Settembre di ogni anno. La Fiera è una grande esposizione dei prodotti agricoli, industriali e artigianali del centopievese. Oltre ad essere un momento importante di promozione commerciale, la Fiera è anche occasione di grandi spettacoli all'aperto: per l'evento Piazza Andrea Costa si trasforma in una immensa arena. La coincidenza della Fiera con la Festa dei Giovani ha ampliato il concorso del pubblico: i visitatori si calcolano in circa 40.00 ogni anno.
Il Carnevale Il Carnevale di Pieve di Cento, con le sue sfilate di carri allegorici, è una versione recente (affermatasi nel dopoguerra) di una tradizione camevalesca con origini lontane. Le persone meno giovani ricordano ancora le maschere d'altri tempi, quando il travestimento e la pittura del volto, i fiaschi e le damigiane di vino, le chitarre e i mandolini erano l'armamentario di un camevale povero ma di allegria sfrenata. Organizzato da sempre dalle Società Carnevalesche, e coordinato più recentemente dalla Pro Loco, il carnevale di Pieve, orgogliosamente gratuito, non ha perso il suo smalto. Come vuole la tradizione, esso culmina nel rogo di Berbaspèn, la maschera ufficialmente riconosciuta di Pieve di Cento, figura di povero gaudente, un po' filosofo e un po' ubriacone: "Tott qui c'fan 'na brotta vetta / pr'armucer di bon da mel / i sr'an semper di rumetta / e 'na masa d'inbezzel".
I mercatini dell'antiquariato Si svolgono la quarta domenica del mese e tutti i giovedì di giugno e luglio. Il centro storico si anima della presenza di operatori qualificati che offrono un'ampia scelta di oggetti, dipinti curiosità d'altri tempi.
Festa della B. Vergine del Buon Consiglio Ogni anno, la prima domenica di Settembre, segna la ripresa dell'anno pastorale nella Parrocchia di Pieve di Cento. La Festa della B.V. del Buon Consiglio iniziò nel lontano febbraio del 1756, ma dal 1805 la celebrazione è stata anche collegata alla sagra paesana di settembre. I due aspetti non si contraddicono e non si sovrappongono, ma fin dal 1967 fu convenuto tra la parte civile e quella parrocchiale di costituire due Comitati: uno per la parte religiosa, e l'altra per quella esterna o civile. Da allora, la celebrazione ha preso respiro ampio. Ben venga questa festa del Settembre, affinché sia di stimolo ai giovani, soprattutto per una ripresa spirituale che sempre più li abiliti alle bellezze della fede, ma anche li interessi alle esigenze civiche e sociali di questo impegnativo periodo storico. Il nostro paese risale ai tempi del Medioevo e ne conserva le caratteristiche ben visibili: la Piazza, per accogliere il popolo nelle sue espressioni più autentiche; la Chiesa, per le varie manifestazioni religiose; il Municipio, per le questioni sociali e civili. Anche lo stemma del Comune rappresenta un felice connubio fra il sacro e il profano.
La sagra del maccherone al pettine Il piatto tradizionale di Pieve di Cento sono i “Maccheroni al pettine”, la cui sagra paesana si tiene tutti gli anni l'ultimo fine settimana del mese di Giugno ed il primo di Luglio. Cosa sono e come si fanno i maccheroni al pettine, è presto detto: dalla sfoglia fatta rigorosamente a mano, con il mattarello, si ritagliano dei quadretti che vengono arrotolati su una bacchettina passandoli sul "pettine" per la striatura (il pettine altro non è che quello del vecchio telaio usato un tempo dalle massaie per la tessitura). Fra i condimenti appropriati si segnalano: Al Ragù: tradizionale alla bolognese a base di carne (manzo e maiale), con o senza aggiunta di piselli; Al Capriccio del cuoco: a base di verdure (peperoni, olive, pomidori e peperoncino); Allo Spek: spek, zucchine e pomidori, tirati in padella con panna; Alla Pievese: con ragù a base di cotechino di maiale.
Focus on
L'istituto della Partecipanza Agraria
L'istituto della Partecipanza Agraria, di Pieve di Cento, è uno dei pochi tuttora esistenti in Italia. Ufficialmente la Partecipanza a Pieve è nata per scissione da quella centese nel 1460, ma numerosi documenti la fanno risalire al XII secolo. Sorta come concessione comunitaria di terreno da parte del signore del luogo a vari capifamiglia, che si impegnavano a bonificarlo, dissodarlo e coltivarlo, la Partecipanza Agraria ha mantenuto inalterate fino ad oggi le sue strutture legislative fondamentali e l'assetto territoriale originario. I cittadini che ne fanno parte e che hanno l'obbligo della residenza nel Comune, i cosiddetti "partecipanti", si distinguono tuttora per l'antica e rigida selezione del diritto di appartenenza ad un limitato gruppo di cognomi originari. Ogni vent'anni ai capifamiglia maschi residenti ed aventi diritto viene ridistribuita una quota della terra comune, il cosiddetto "capo". L'ultima divisione, avvenuta nel 1999, ha visto partecipare 786 "capisti". In coincidenza con la redistribuzione dei terreni della Partecipanza Agraria ha luogo ogni vent'anni la processione del Crocifisso della Collegiata di Santa Maria Maggiore.
Descrizione del percorso
Il centro storico di Pieve di Cento è di aspetto settecentesco, con alcune emergenze medioevali e tardorinascimentali in ottimo stato di conservazione. Caratteristici sono i portici che costeggiano gran parte del tracciato vario per circa 1 chilometro e mezzo. Un segno particolare sul paesaggio della città è stato impresso da una presenza religiosa straordinariamente feconda nel corso dei secoli; la Collegiata di Santa Maria Maggiore, infatti, è stata per lungo tempo chiesa madre (da cui il nome Pieve) di una vasta sub-regione (il centopievese) e unica sede di una fonte battesimale fino alla metà del XIV secolo. Questo ruolo di “centro religioso” è riconoscibile nel gran numero di chiese, conventi, cappelle e oratori che molto hanno contribuito a creare l'attuale patrimonio storico e artistico di Pieve di Cento. Parallelamente agli istituti ecclesiastici, le istituzioni civili hanno lasciato un'impronta storica che si può subito rintracciare nel Palazzo e nel Teatro comunale, nella Rocca, nelle quattro Porte e nella istituzione della Partecipanza Agraria.

La visita può essere intrapresa partendo indifferentemente da una delle quattro porte o dalla piazza principale; il nostro itinerario prende le mosse da Porta Bologna, che accoglie il visitatore che arrivi da quella città. Questa porta trecentesca, originariamente in legno e ricostruita poi in mattoni, fu trasformata in abitazione nel 700 e poi abbandonata all’usura del tempo, solo recentemente (2004) una monumentale opera di ristrutturazione ha fatto sì che venissero alla luce le merlature e le altre caratteristiche medievali. Passando sotto porta bologna si prenda immediatamente a sinistra: emerge subito l’alta torre della Rocca, verso la quale ci dirigiamo. La torre (alta 28 metri) fu fatta costruire assieme al grande muraglione che fino alla fine del XIX cingeva la città assieme ad un fossato.
La Rocca fu costruita nel 1387 da mastro Antonio di Vincenzo, uno degli architetti del Tempio di San Petronio a Bologna. Lasciando la Rocca, si segua il vicolo della rocca proprio di fronte alla torre, si giunge nella via San Carlo dove a sinistra sorge la piccola chiesa di San Rocco e Sebastiano, semplice costruzione eretta nel 1628, caratterizzata dal campaniletto a due campane. Proseguendo per via San Carlo e poi via risorgimento, arriviamo in uno degli angoli più suggestivi della città: la piazzetta del pozzo delle catene, antico centro del paese, così chiamata perché era uno dei due luoghi (oltre a San Rocco) dove era consentito ai cittadini di attingere acqua. Nella piazzetta vi è una colonna in marmo sormontata da un capitello corinzio, pure in marmo (il cui originale si trova in pinacoteca), che si trova sulla colonna dal 1330. Da questa colonna cominciamo una breve panoramica: la nostra attenzione viene catalizzata dalla casa con le colonne in legno che fronteggia la piazza, la cosiddetta “Casa degli anziani” (1272), antica locanda, ricovero per pellegrini e posta di cavalli. A sinistra, in fondo a via Garibaldi, è visibile la settecentesca Porta di Cento, la prima ad essere costruita in muratura (1337) in sostituzione della precedente struttura lignea; andata purtroppo distrutta in gran parte a causa di un incendio, fu ricostruita nel’ 700 nella forma attuale. In fondo a via Risorgimento, dalla parte opposta rispetto a quella da cui siamo venuti, la severa ed imponente facciata a tre archi della chiesa della S.S. Annunziata (1848) è quanto rimane della chiesa, del chiostro e del collegio dei Padri Scolopi, che furono chiamati a Pieve di Cento dal nobile pievese Francesco Mastellari perché tenessero scuola ai piovesi; essi vi rimasero con alterne fortune fino al 1864. Oggi la chiesa è adibita a magazzino, le scuole contigue ospitano abitazioni private, mentre il campanile e il timpano della chiesa crollarono negli anni ’30 del nostro secolo. Abbandoniamo ora la colonna della piazzetta e inoltriamoci per via Garibaldi, in direzione della chiesa e del campanile che appaiono sullo sfondo. Quasi subito sulla destra ammiriamo il nobile palazzo della Partecipanza agraria, un bel palazzo tardorinascimentale in pietra a vista, dove al suo interno si può ammirare la mostra permamente dei pittori pievesi. Proseguendo Sotto il portico si giunge al Voltone, grande arco di portico che collega la via Garibaldi con piazza A. Costa. Sotto il Voltone vi è la cappella della Madonna di piazza, che sostituisce una piccola chiesa andata distrutta nel 1848; sull’altare una madonna con bambino su tavola. Ed eccoci nella Piazza Andrea Costa, la piazza principale e più bella di Pieve, dove si affacciano la Chiesa Collegiata di S. Maria Maggiore e il palazzo del Municipio. La Chiesa Collegiata di S. Maria Maggiore. è la più antica chiesa del centopievese. Per quanto riguarda invece il Palazzo Comunale, la prima costruzione risale agli inizi del secolo XVII, ma è nel '700 che l'edificio è stato completato ricevendo la forma architettonica in cui ora appare. Di fronte al municipio il settecentesco palazzo Mastellari ospita il centro culturale V. Ramponi dove al primo piano ha sede la Biblioteca pubblica e gli archivi storici del comune e dell’ospedale civile; mentre al secondo piano dell’edificio si trova la Pinacoteca Civica. Usciti da palazzo Mastellari proseguiamo il nostro itinerario imboccando la breve e stretta via del borgo vecchio che, affiancando la graziosissima Corte dei Liutai, ci porta al ghetto ebraico. Qui infatti esisteva, almeno a partire dal XV secolo, la comunità ebraica; nel 1534 gli ebrei in seguito a disordini ed aggressioni subite, furono costretti ad abbandonare Pieve e a rifugiarsi a Cento. Ritornando sulla via principale e proseguendo si arriva all’incrocio con via Galuppi dove sulla sinistra si può vedere il palazzo Mastellari/Zambeccari detto “il baluardo” e di fronte Porta Ferrara (1342) di cui sono stati messi recentemente in luce i merli bentivoglieschi. Svoltando a destra per via Galuppi, troviamo sulla destra la piccola cappella di Santa Chiara (secc. XVI – XVIII) che era la cappella del convento delle clarisse, divenuto poi ospedale. Proseguendo ancora per via Galuppi, si arriva all’incrocio con via S.S. Trinità, dove sorge l’omonima Chiesa della SS Trinità, il gioiello più bello ed importante di Pieve ed uno dei capolavori di tutta la provincia bolognese. Proseguendo per via S.S. Trinità si arriva all’incrocio con via Gramsci: sulla sinistra appare Porta Asìa, la più popolare delle quattro porte pievesi, anch’essa ricostruita in muratura nel 1342, ha una struttura formata da dua corpi distinti: un avancorpo con ponte levatoio e portella pedonale e un retrocorpo di difesa, un piccolo castelletto fortificato. Restaurata nel 1981, porta Asìa ora ospita il Centro di documentazione sulla lavorazione della canapa, in cui vi sono fotografie, documenti, attrezzi di lavoro che testimoniano l’importanza della canapa nell’economia locale fino a pochi anni orsono. Tornando sui nostri passi, ripercorrendo la porticata via Gramsci, sulla sinistra si stende il Palazzo dell’Opera Pia Galuppi. Il settecentesco Palazzo Govoni, ora sede della casa protetta Opera Pia Galuppi e di un centro diurno per anziani, è una costruzione di pregievole fattura: di particolare nota è lo scalone di accesso al primo piano che, da poco restaurato, oltre agli affreschi mostra alcune statue in gesso raffiguranti le stagioni. Nel cortile si trovano statue di bronzo, opera dell'artista SEPO (Saverio Pozzati), raffiguranti una madre e due bambini e donate dalla nipote Amelia Pozzati. Del complesso fa parte anche la Cappella affrescata dal pittore pievese Carlo Pinardi. L'artista (nato a Pieve di Cento nel 1928) per la Cappella dell'Opera Pia Galuppi ripercorre i momenti salienti della vita di Gesù Cristo: Natività, Discorso della Montagna, Ultima Cena, Crocifissione (dipinti su tavola alle pareti). Conclude il ciclo la Resurrezione, affrescata sul soffitto della Cappella. La pala d'altare, i quattro evangelisti e le sovraporte raffiguranti le quattro stagioni completano questo imponente lavoro che l'artista ha compiuto dal 1990 al 1993. Ritornati sulla piazza principale, imbocchiamo a sinistra via Matteotti e proseguendo per questa via ritorniamo verso porta Bologna, dalla quale abbiamo preso le mosse per il nostro itinerario alla scoperta di Pieve di Cento. Prima di lasciare Pieve, poco oltre la porta, girando a destra, si scaglia nel cielo il Museo d' Arte delle generazioni italiane del '900 G. Bargellini
Bere e mangiar bene
Enocafè Ristorante Panevino
Via Garibaldi 28/30
Pieve di Cento (Bo)
Tel. +39 051973439
Chiuso il Lunedì
Durante il percorso s'incontrano diverse osterie, ristoranti, bar, enoteche, ma quello che mi ha incuriosito di più è stato sicuramente l'enocafé Panevino. Se non altro, per questo suo curioso modo di presentarsi. Il vino e il caffé sono sicuramente tra le bevande che preferisco, certamente inconciliabili, ma "enocafè" lo interpreto più come la possibilità di soddisfare due momenti della giornata come la colazione al mattino, e il bicchierino serale o notturno, sicuramente non come un’improbabile miscela originale di caffè e vino. Potrebbe essere un lambrusco con caffeina? Un deca corretto all'albana? Niente di tutto questo. Rimane un comodo, rilassante e meritato momento di riposo dopo una lunga camminata.
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