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Ti trovi in Itinerari Bologna > Storia e cultura > Monumento di Monte Sabbiuno di Paolo Martini
Pianta e riassunto del percorso
Il percorso che porta dal casolare al luogo dell'eccidio

Dove: Monte Sabbiuno
Come arrivarci
: in auto da porta San Mamolo, prendere via S. Mamolo in direzione fuori porta, continuare per via di Roncrio, quindi svoltare a destra in via dei Colli. Proseguire quindi per via di Sabbiuno fino a che non si raggiunge il monumento
Autobus: linea 52. Si prende in Piazza Cavour e ha anche fermate in via Farini e a porta San Mamolo. Fa capolinea proprio di fianco al monumento
Difficoltà del percorso: nessuna
Tempo di percorrenza: a piacimento
Lunghezza del percorso: a piacimento
Periodo consigliato: tutto l'anno
Aspetti da segnalare: storico e paesaggistico
Consigli pratici: nessuno in particolare

In breve: il percorso della memoria
Simbolo Descrizione
Il casolare Qui i prigionieri vennero rinchiusi prima di essere trucidati; qui sorge oggi il museo con foto e pannelli esplicativi
I 54 massi Il percorso tra il casolare e il luogo dell'eccidio è cadenzato da 54 massi: ognuno dei primi 53 riporta il nome di una vittima; il 54° rappresenta tutti gli altri caduti fino al numero simbolico di 100
Il muro con le feritoie e le mitragliatrici Il muro curvo di cemento, ad altezza spalla, rappresenta lo schieramento dei soldati tedeschi; nelle feritoie si trovano, ancorate con supporti cromati, mitragliatrici fuse, riprese da un modello del tempo con innestati, dalla parte dello sparo, fari puntiformi
I rulli di filo spinato rosso I rulli di filo spinato rosso che scendono fino a valle rappresentano il precipitare dei corpi. Sul fondo del calanco è stata posata una croce bianca
Focus on
Il ritrovamento
Il 21 aprile 1945 Bologna è liberata. La guerra è finita. Tornano a casa anche i deportati fortunatamente scampati ai campi di concentramento nazisti. Tra loro c'è anche Bruno Tura, detto Vladimiro; catturato il 14 dicembre 1944 proprio nei pressi di Sabbiuno mentre cercava di unirsi alle truppe alleate, vide i corpi straziati e legati tra loro di due partigiani che conosceva: Dante Drusiani, detto Tempesta, e Vincenzo Toffano, detto Terremoto, autori di alcune imprese eroiche che valsero alla loro memoria la medaglia d'oro al valor militare.
Il 3 agosto 1945, insieme a un cronista del "Giornale dell'Emilia" e a un fotografo, Tura salì a Sabbiuno e scese nel calanco; qui ritrovarono, nascoste agli occhi da otto mesi, le salme dei fucilati, alcune ammucchiate nello stesso punto, altre isolate, particolare che rende probabile l'ipotesi che i nazisti usarono per diverso tempo questo luogo per le esecuzioni sommarie. E quel giorno parte anche lo straziante rituale della ricomposizione e del riconoscimento delle salme.
Ricordare è importante perché non succeda mai più!
Descrizione del percorso

Il 14 dicembre 1944 un gruppo di prigionieri viene fatto uscire dal carcere di S. Giovanni in Monte e preso in consegna da un ufficiale tedesco delle SS. Nessuno di loro sa dove è destinato, molti pensano al fronte che ormai dista poco da Bologna. È un inverno molto rigido, ha appena nevicato. Il gruppo viene fatto incamminare: passa porta San Mamolo, Paderno e, poco dopo Sabbiuno, arriva a un casolare dove viene fatto fermare. I prigionieri vengono rinchiusi nella stalla. Si sentono, piuttosto vicini, gli spari e gli scoppi dal fronte. Quel fronte e quella libertà così vicine, purtroppo, nessuno le raggiungerà perché, poco dopo, vengono barbaramente trucidati e le loro povere spoglie gettate giù dal calanco.
Dal 14 al 23 dicembre del 1944 furono uccise dai nazisti qui a Sabbiuno un numero imprecisato di persone: 53 le vittime accertate (che con gli anni sono salite a 58), 100 il numero simbolico che ricorda tutti gli altri caduti di cui non è stata possibile l'identificazione. Portati fin quassù in gruppi in giorni diversi, furono fucilati e quindi i loro corpi gettati nel calanco. Erano tutti prigionieri, in prevalenza partigiani, ma non solo, prelevati dal carcere di S. Giovanni in Monte.
Bologna fu teatro di grandi eccidi da parte dei nazi-fascisti a guerra ormai finita. Ad alcuni mesi di relativa calma, successivi alla caduta di Mussolini il 25 luglio 1943, in cui le forze antifasciste si organizzarono e passarono all'azione dopo la notizia della firma dell'armistizio l'8 settembre 1943, la nascita del regime di Salò e l'intervento dei tedeschi, che insediarono i loro comandi militari a Bologna, portarono a una repressione durissima che, dall'inizio del 1944, fece molte vittime tra i partigiani, spesso uccisi con esecuzioni sommarie. La repressione si inaspriva man mano che gli alleati si avvicinavano alla linea gotica, con un orrendo corollario di requisizioni, razzie e deportazioni. La linea gotica venne attaccata dagli alleati all'inizio di settembre; l'attaco finale sembrava imminente tant'è che i capi partigiani dell'Emilia Romagna diedero disposizione di trasferire i reparti a Bologna, per preparare un'insurrezione e dare man forte agli alleati. Purtroppo l'attacco alleato si bloccò a causa dell'inverno. Un gran numero di partigiani si erano però già concentrati in città e questo ebbe come conseguenza violenti e sanguinosi scontri, tra cui la battaglia di Porta Lame, il 7 novembre, e lo scontro della Bolognina, il 15 novembre. Molti partigiani scampati alla morte si dispersero nelle campagne della provincia trovando rifugio in case coloniche oppure riparando nelle loro case. Il 5 dicembre, però, nazisti e repubblichini diedero il via a un grande rastrellamento nella zona nord-est di Bologna, tra Anzola, Calderara e Amola di Piano e, grazie alle soffiate di alcuni infiltrati, catturarono molti partigiani oltre a un grande numero di altre persone. Alcuni prigionieri vennero rilasciati dopo i primi controlli; per gli altri iniziarono gli interrogatori. Quelli riconosciuti come partigiani, dopo alcuni giorni di detenzione nelle carceri della provincia, vennero trasferiti a S. Giovanni in Monte. E per molti di loro fu il primo passo verso la tragica morte a Sabbiuno.
In questo luogo, reso spettrale sia dai ricordi sia dal paesaggio lunare dei calanchi (è una delle zone della provincia di Bologna in cui questo fenomeno è più evidente), è stato inaugurato, il 2 giugno 1973, ventinove anni dopo le fucilazioni e nel ventisettesimo anniversario della nascita della repubblica nata dalla resistenza e dal sacrificio dei partigiani, il monumento ai Caduti di Sabbiuno. Opera del Gruppo Architetti Città Nuova e reso possibile dallo sforzo del Comitato onoranze ai caduti di Sabbiuno e dall'opera gratuita dei progettisti e delle maestranze, questo monumento è altamente suggestivo e simbolico. Il percorso dal casolare (dove oggi si trova un museo che, con foto e pannelli esplicativi, ripercorre quei tragici avvenimenti) al luogo dell'eccidio è cadenzato da 54 massi: sui primi 53 è riportato il nome di una vittima; il 54°, senza nome, ricorda tutti gli altri caduti fino al numero simbolico di 100. Si giunge quindi a un muro di cemento curvo, che arriva all'altezza della spalla e che rappresenta lo schieramento dei soldati tedeschi. Nelle feritoie aperte nel muro si trovano, ancorate con supporti cromati, mitragliatrici fuse, riprese da un modello del tempo, con innestati, dalla parte dello sparo, fari puntiformi. I rulli di filo spinato rosso rappresentano il precipitare dei corpi fino a valle dove è stata posata una croce bianca.
Completa il percorso un megafono, posizionato tra gli alberi intorno al monumento, che può essere attivato premendo un apposito pulsante: una voce racconta la tragica vicenda dei partigiani.
Un viaggio nella memoria, intriso di emozioni, per non dimenticare!
P.S.: mi trovo, mio malgrado, a dare conto della stupidità umana. Il monumento, fino a poco tempo fa, era libero, aperto, anche perché così gli stessi autori lo avevano concepito. Per colpa di alcuni teppisti, si è dovuto però intervenire recitandolo e installando telecamere per riprenderlo costantemente. Tutto questo ha avuto come risultato che si può accedere al monumento solo negli orari di visita. Purtroppo è sempre così: pochi idioti danneggiano tutti gli altri.

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