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Foto e riassunto del percorso
La zona del sepolcreto
Tipologia: itinerario da fare a piedi
Partenza
: Il nostro percorso inizia dall’entrata di via della Certosa 18 (accesso diretto all’ex area conventuale)
Come arrivarci: auto oppure autobus
Autobus: da via Rizzoli prendere il 14 e scendere alla fermata del Ghisello. Una volta nel cimitero seguire le indicazioni per la chiesa di San Girolamo
Difficoltà del percorso: nessuna
Tempo di percorrenza: variabile
Lunghezza del percorso
: variabile
Periodo consigliato: primavera estate e nelle belle giornate d’autunno (evitare il periodo intorno al 1° novembre, Giorno dei Morti)
Aspetti da segnalare
: storico, culturale
Consigli pratici
: tutte le direzioni (sinistra, destra) all’interno del percorso vengono date tenendo come riferimento il punto da cui si accede. Se doveste distrattamente rimanere oltre l’orario di chiusura, telefonate al numero 051287977
In breve: il percorso
Percorso Riferimento
Ingresso via della Certosa 18 Voltone del Dotti
Entrare nel grande Cortile della Chiesa Porticato e campanile isolato
Svoltare a sinistra nel Chiostro X della Chiesa  
Svoltare a destra nel Cinerario con campo annesso  
Percorrere il portico lungo il lato della Chiesa di S. Girolamo  
Alla fine del portico svoltare a sinistra per il Chiostro I d’Ingresso Piccolo cortile con muretti
Nel Chiostro I d’Ingresso, dal cortiletto a sinistra, si entra nella Sala della Pietà (e di qui al Chiostro dell’Ossaia o delle Madonne). Proseguire dritto fino ad arrivare al Chiostro III della Cappella dei Suffragi Scala ellittica
Proseguire dritto nel Chiostro III. A metà c'è la Galleria degli Angeli (da cui si va al Chiostro VII degli Angeli) e, superata questa, le tombe affrescate

Tomba con crocifisso al centro

Dal Chiostro III si passa al Chiostro VI dei Caduti  
Con le spalle al precedente Chiostro III, girare a destra per Campo Carducci e Campo degli Ospedali

 

Con il Chiostro dei Caduti sulla sinistra e il Campo Carducci sulla destra proseguire dritto  
Dal Chiostro IX proseguire verso l'uscita nuova  
Uscita nuova  
Focus on
Un altro scorcio della Certosa di Bologna La Certosa di Bologna
Via della Certosa 18
Bologna
Tel. +39 0512911280
Fax +39 051235430
Orari di visita
Dal 3 novembre al 28 febbraio: tutti i giorni dalle 8.00 alle 17.00
Dal 1° marzo al 4 novembre: tutti i giorni dalle 7.00 alle 18.00
Descrizione del percorso

Fra i secoli VI e IV a.C. gli Etruschi avevano già adibito l'area della Certosa alla sepoltura dei morti; la scoperta della necropoli avverrà però in modo casuale solo nell’Ottocento. Prima di questa data infatti non si hanno documenti che ne attestino la conoscenza, anche se pare davvero curioso che il coro della chiesa sia stato costruito sopra a tre tombe etrusche.
Nel 1300 il giureconsulto guelfo Giovanni D’Andrea fonda qui la Certosa di San Girolamo di Casara. L’austero nucleo monastico comprendeva la chiesa, gli edifici accessori e 12 (come il numero degli apostoli) celle per i monaci; donazioni successive consentiranno però l’ulteriore abbellimento del complesso rinomato in tutta Europa e meta di visita nel 1700 (oggi molte delle opere si trovano nel Museo delle collezioni Comunali di Bologna).
Nel 1797 il convento dei Certosini venne confiscato e l’ordine stesso soppresso a seguito della discesa delle truppe napoleoniche a Bologna e dell’instaurazione della Repubblica. Nel 1800 la Commissione di Sanità del Dipartimento del Reno destinò l’area, divenuta proprietà demaniale, a cimitero. Le prime inumazioni ebbero luogo nel 1801.
Il nostro punto di partenza è l’entrata di via della Certosa 18. Passiamo sotto al Voltone del Dotti (1768) per accedere al Cortile della Chiesa di San Girolamo contornato dal porticato. Prima del 1932, il cortile era di dimensioni più ridotte e da qui i visitatori si potevano recare solo alla chiesa e alla spezieria. Oltre, vi era il chiostro della foresteria successivamente inglobato nell’odierna grande area cortiliva.
A sinistra entriamo nel Chiostro X, detto della Chiesa, (riconoscibile dal Campanile Maggiore del ‘600, che si erge isolato), costruito sulla corte dell’antica Spezieria demolita nel 1931. Qui riposa Alfredo Testoni, celebre autore teatrale bolognese nella settima tomba procedendo dritto.
A destra del Voltone del Dotti si salgono pochi gradini per trovarsi invece nel Cinerario con annesso a sinistra un minuscolo campo (tomba di famiglia dei Ducati: il parallelepipedo in pietra ha inciso il motto di famiglia); a destra, passando in mezzo agli uffici dell’Hera, si trova il cimitero ebraico, piuttosto mal ridotto, e quello evangelico.
Ritornando all’entrata principale, percorriamo il portico lungo il lato della chiesa (una lapide ci ricorda il V° Congresso degli Archeologi, che visitò le trombe etrusche); proseguendo oltre l’Aula centrale e l’Aula della Foresteria si arriverebbe al Chiostro del ‘500, ma noi svoltiamo a sinistra per il Chiostro I detto d’Ingresso in quanto originariamente era l'accesso alle varie strutture del monastero: cucine, refettorio, cella del Priore (trasformata poi nell’800 in pantheon dei busti dei bolognesi illustri). A sinistra scorgiamo la Sala della Pietà, corrispondente al refettorio (riconoscibile dalla scala ellittica del Venturoli, risalente al 1816, che scende nelle ex-cantine divenute cinerario).
Dalla Sala della Pietà (così chiamata per via della deposizione settecentesca del Piò, poi trasferita) entriamo nel piccolo Chiostro trecentesco dell’Ossiaia o delle Madonne, uno dei luoghi più belli in assoluto di tutta la Certosa. Nell‘800 alcune immagini della Madonna (fra cui La Madonna gravida di B. Cesi) vi vennero trasferite da vari palazzi bolognesi che stavano per essere demoliti e sempre qui lo Zannoni scoprì la necropoli etrusca (i reperti delle oltre 400 tombe sono conservati al Museo Civico Archeologico fondato proprio in seguito a questo eccezionale rinvenimento). Sotto il porticato notiamo un piccolo corridoio interamente affrescato, che termina con un cancello e vetrata che si affaccia sul Chiostro III, prossima tappa.
Stiamo per passare alle prime aree adibite nell’Ottocento a cimitero (Chiostri: III della Cappella, VII degli Angeli e V Maggiore). Tenendo le spalle all’ingresso del Chiostro I proseguiamo dritto e entriamo nel cinquecentesco Chiostro III, detto della Cappella per via della Cappella dei Suffragi ivi edificata nel 1811 e poi demolita per far posto alla Galleria degli Angeli (1860) dello Zannoni (proseguire sempre dritto fino a circa metà del portico). Entrando nella Galleria degli Angeli (segnaliamo a sinistra la tomba Pezzoli Paglia “Donna inginocchiata con bambino”) e oltrepassando il grande crocifisso della tomba Cavazza si accede al Chiostro VII o degli Angeli. In mezzo agli angeli troviamo sculture di noti artigiani ed editori bolognesi. Il chiostro è racchiuso tra una serie di edifici che furono costruiti laddove vi erano in precedenza le vigne, gli orti, la sala ricreativa e la peschiera dei monaci (alle nostre spalle come abbiamo detto la Galleria degli Angeli):

  • di fronte la Galleria a Tre Navate (tomba Cocchi);
  • a sinistra il Colombario (tomba di Letizia Murat Pepoli, figlia di Gioacchino Murat re di Napoli che viene raffigurato in una statua); parallelo a esso la Corsia del Colombario che sfocia nella Sala Ellittica;
  • a destra la Sala delle Catacombe (tomba dello scultore Baruzzi e consorte da cui, nel ’92, la statua “Eva che stacca i frutti proibiti” è stata trafugata) e parallelo a esso il Loggiato delle tombe e la Sala delle Tombe (con un enorme leone del Monari in memoria ai caduti per l’Indipendenza italiana e una donna con leone simboleggiante Bologna che piange i suoi figli).
Ritornando al grande Chiostro III della Cappella, divisa in quattro settori da un viale alberato, e proseguendo oltre la Galleria degli Angeli notiamo degli affreschi sotto i portici: sono tombe risalenti alla prima decade dell’Ottocento. L’uso assai ridotto, o addirittura l’assenza, del marmo è da collegarsi alla tradizione quadraturista a Bologna (rappresentazione pittorica prospettica di illusioni architettoniche dei secoli XVI-XVIII) oltre che per l’evidente contenimento dei costi (tombe: Cacciari, Legnani e Riviera).
Attraversando il campo del Chiostro III si arriverebbe al Chiostro V o Maggiore (ex orto del convento che termina con la cancellata dell’ingresso ottocentesco) ma noi passiamo all’area cimiteriale frutto degli ampliamenti del Novecento che presenta i seguenti Chiostri: VI dei Caduti, VIII, IX, quello annesso al V e il Campo Ex Fanciulli, luogo in origine deputato alla sepoltura dei bambini (in cui si trova la tomba di Mariele Ventre, celebre direttrice del Coro dell’Antoniano).
L’imponente Chiostro VI dei Caduti raccoglie il sarcofago di Ugo Bassi, i due ossari circolari dei Caduti della I Guerra Mondiale e il Sepolcro dei Caduti Fascisti.
Alle nostre spalle si apre il Campo Carducci collegato al Campo degli Ospedali (ex luogo deputato alla sepoltura degli infetti). Qui riposano Morandi, Saetti, i sindaci Dozza e Zanardi, Carducci, Ottorino Respighi, Severino Ferrari e Francesco Lo Russo (lo studente ucciso a Bologna nel ‘77 in piena contestazione studentesca). Sono da segnalare inoltre i monumenti agli aviatori bolognesi e ai Marinai bolognesi e l’Ossario per i Caduti Partigiani della II Guerra Mondiale, a forma tronco-conica con figure che spiccano sopra e dentro alla cripta.
Infine andiamo verso l’uscita nuova che sfocia su quella parte di via della Certosa che si affaccia sulla via A. Costa per prendere l’autobus; se siete in auto ripercorrete l'itinerario a ritroso sempre dritto (Chiostro VI dei Caduti, Chiostro III della Cappella, Chiostro I d’Ingresso e Cortile della Chiesa).
Prima di uscire vorremmo però segnalare una lapide particolarmente commovente ubicata nel Chiostro IX. Con le spalle all’uscita della Certosa entriamo nel Chiostro e sotto il portico di sinistra troviamo la Tomba Steno Torchi, il ragazzo quattordicenne che raccolse una bomba inesplosa e ne morì.
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