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Ti trovi in Itinerari Bologna > Storia e cultura > Il borgo abbandonato di Castiglioncello – Fantasmi tra storia e natura
Pianta e riassunto del percorso
Una foto di Castiglioncello

Partenza: da Bologna
Come arrivarci:
uscire dalla tangenziale a San Lazzaro, svoltare a sinistra e imboccare la seconda a destra, via degli Stradelli Guelfi. Percorrere circa 15 km fino ad arrivare a Castel Guelfo. Alla rotonda svoltare a destra e, giunti sulla Via Emilia, svoltare a sinistra. A Imola, dopo la seconda rotonda, svoltare a destra per la provinciale "Montanara" che sale verso il passo della Futa. Superato Castel del Rio, dopo poco più di 6 Km, si arriva alla frazione di Moraduccio.
Difficoltà del percorso:
*
Tempo di percorrenza:
circa 50 minuti in macchina fino a Moraduccio e 30 minuti a piedi fino a Castiglioncello
Lunghezza del percorso: 40 km fino a Moraduccio 1 km fino a Castiglioncello
Dislivello:
357 m slm
Periodo consigliato: tutto l'anno. Da evitare dopo o durante giornate di pioggia o neve
Aspetti da segnalare:
storico, paesaggistico, naturalistico
Consigli pratici:
evitare di entrare dentro ai ruderi per il pericolo di crollo

In breve: la cronistoria di Castiglioncello
Anno Evento
801 Carlo Magno riceve a Roma la delegazione degli Ubaldini, famiglia egemone dell' Appennino tosco-emiliano
1881 Castiglioncello alle dipendenze della Massa di S.Ambrogio
1209 Nascita del primo nucleo del feudo Alidosiano
1220 Diploma di Signoria di Federico agli Ubaldini: Castiglioncello non è citato tra i loro vari possedimenti
1267 Prima spedizione dei fiorentini al Mugello, per il controllo della via Bologna – Firenze
1306 Decisione del comune di Firenze di fondare Firenzuola e potenziare la strada del Giogo
1332 Inizia la costruzione di Firenzuola
1349 Si costringono alla resa alcuni dei più importanti castelli Ubaldini
1351 Attacco a Castiglioncello dei signori del Mugello
1371 Castrum Castiglioni citato tra i possedimenti degli Alidosi
1427 Castiglioncello con 32 abitanti passa sotto Firenze
1785 Passaggio della chiesa di Castigioncello dalla Diocesi di Imola a quella di Firenze
1796 Costruzione della nuova chiesa all'interno del borgo. Cappella detta " DEL POGGIO"
1864 Progetto della ferrovia Imola – Firenze
1931 Il borgo conta 83 abitanti
1952 Costruite solo le spalle del ponte di Castglioncello
1950/60 Abbandono totale del paese
1992 Presentata al comune di Firenzuola richiesta di variante al P.R.G. per un intervento di recupero a fini turistici del borgo
Focus on
Un altro scorcio di Castiglioncello Un borgo da recuperare
Sul finire del '400 il vano tentativo di passaggio di CASTEL DEL RIO alla REPUBBLICA DI FIRENZE (tentato dai cittadini per liberarsi degli Alidosi) cambiò di fatto la geografia dell' alta valle; Castiglioncello si venne a trovare su un confine AMMINISTRATIVO e NON POLITICO, quindi in una situazione di interesse militare sempre più scarso, anche se restò su una direttrice di scambi abbastanza importante. La realizzazione di nuove strade nel XVIII sec. ebbe un effetto devastante sullo sviluppo di Firenzuola. Il comune fu infatti escluso dalla rotabile della Futa (1745-1764), mentre il potenziamento dei ponti di Camaggiore e del tracciato sulla destra del Santerno causarono l'abbandono DELL' ANTICA VIA DI CASTIGLIONCELLO che portava a S.Andrea e a Castel del Rio. Già nel '700 infatti si descriveva questa mulattiera come impraticabile.
Sulla nuova strada presso Moraduccio, si costruì una dogana che ancora oggi, sul poggio davanti Castiglioncello, si può ammirare in tutta la sua magnificenza. Una passerella sul fiume costituiva l'unico collegamento tra il borgo e la nuova via ed anche quando si provvide, nella seconda metà dell' 800, a trasformare e potenziare la rotabile di fondovalle, Castiglioncello rimase comunque isolato. Soltanto la vicinanza della rotabile ritardò lo spopolamento che aveva colpito alcune zone del comune di Firenzuola già dai primi del '900; la popolazione infatti rimase pressoché invariata: 63 abitanti nel 1833 contro i 64 nel 1931. L'abbandono del borgo di Castiglioncello si verificò essenzialmente nel dopoguerra: la costruzione del ponte tardò troppo, rendendo anacronistico il borgo che si avviò cosi verso il totale abbandono.
Il paesino si trova nel comune di Firenzuola, arroccato su uno sperone di roccia, poco distante dalla frazione di Moraduccio. È abbandonato ormai da 40 ann e il TEMPO e le INTEMPERIE hanno esercitato una lenta ma continua opera di distruzione. Ciò che comunque resta è l'IMPIANTO URBANISTICO. L' architettura rurale infatti qui riesce a conservare il suo fascino e i suoi elementi; il tutto immerso in un OASI BOSCHIVA di oltre 200 ettari.
Occorre chiarire che il territorio stesso, nella sua qualità di principale testimone della evoluzione storica e culturale, è da qualificarsi come "bene culturale" e come tale è da gestire, attraverso una lettura sistematica che ne presenti e confronti tutti gli aspetti e le caratteristiche, da quelle geologiche a quelle naturalistiche e storiche, considerandolo nel suo insieme come entità culturale omogenea.
Per maggiori informazioni sulla storia e il recupero di Castiglioncello potete visitare il sito: ww.aicsimola.it
Descrizione del percorso
Oggi abbiamo oltrepassato il confine regionale di soli 300 metri. Sulla provinciale "Montanara", che collega Imola a Firenze, proprio al confine con la Toscana, si trova Moraduccio, un piccolo e quieto centro abitato circondato da monti dove si trova la bellissima cascata del Rio dei Briganti. Già da qualche centinaio di metri prima di giungere al paesino, si nota, sulla destra, posato su un'altura al di là del fiume, il borgo abbandonato di Castiglioncello, un luogo molto suggestivo immerso fra storia e natura. Appena superato il centro abitato di Moraduccio, sul lato destro della carreggiata c’è una stradina recentemente asfaltata che scende fino al letto del fiume Santerno. Questo fiume nasce dal Passo della Futa ed è estremamente limpido, instradato da rocce e piccoli orridi che permettono la balneazione in splendide piscine fresche e trasparenti con tanto di insenature a misura d’uomo, nelle quali è possibile sedersi e farsi una vero e proprio idromassaggio naturale. È l'ideale quindi per chi vuole trovare un po' di refrigerio nelle afose giornate estive.
Giunti al fiume è impossibile non udire l’ipnotico suono della cascata del Rio dei Briganti, che scroscia imponente sulla destra e che d’estate, soprattutto il sabato e la domenica, viene letteralmente invasa da motociclisti o da semplici turisti di passaggio . Gli ampi spazi d'acqua profonda e una spiaggia formata da sassi bianchi invogliano la sosta e l’immancabile doccia sotto la cascata. Occorre però prestare molta attenzione perché nella zona circostante il punto dove l’acqua cade, le rocce sono ricoperte di muschio che le rende estremamente scivolose.
Dal ponticello proseguiamo verso una strada molto frastagliata e in salita; la distanza dal fiume alla nostra meta, cioè il paese abbandonato di Castiglioncello, è comunque molto breve. Passati due piccoli tornanti compare a un certo punto sulla sinistra una meravigliosa quercia. Da qui parte un piccolo e stretto sentiero, sommerso da rami della vegetazione circostante, che si deve percorrere per un centinaio di metri per raggiungere il primo bivio di Castiglioncello. Verso sinistra si raggiungono le prime abitazioni, quasi tutte senza porte né finestre; una sensazione, concedetemi il neologismo, di estrema “abbandonia”, invade il mio corpo mentre cammino nelle strette calli tra le case desolate dove un tempo abitavano persone come me che tra queste mura trovavano conforto e riparo. Gettando uno sguardo dentro al buio degli atri principali sale l’atavico desiderio di entrarvi e ficcare il naso per curiosare: è il silenzio completo che dà il benvenuto nella conquistata dimora. Non nascondo un certo brivido, pochi i raggi di sole che entrano dalle finestre poiché asciugati dalla vegetazione estesa che oramai avvolge quasi completamente gli edifici. Nella penombra, a malapena, si intravedono le sagome di oggetti rotti e abbandonati, forse tavoli, forse sedie. Ogni soglia ti invita nell’oscurità, in alcune compare la scala di cemento che porta ai piani superiori, ma un lecito istinto di autoconservazione mi impedisce di salire. Ecco la chiesa, o meglio quello che è rimasto della Parrocchia SS Giovanni e Paolo dove s’innalza autorevole il campanile quasi del tutto intatto, come a volersi imporre a così tanto abbandono e al complessivo decadimento del piccolo borgo di cui non rimane che un intenso ricordo.
Non mancano di passare nella mente nitide immagini di un terra viva, vissuta, dove sembrerebbe essersi fermato il tempo ed è sufficiente rivolgere lo sguardo alla struttura di questi edifici, osservare le singole pietre di questi muri, per coglierne il passato e vedere uomini intenti nell’opera di costruzione di queste case.
Subisco nel mio animo due emozioni contrastanti: da un lato la rabbia nell'osservare come tanto spazio e, tanta storia sono lasciati in balia di sé stessi, del tempo, nel più completo oblio. Dall'altro, però, non posso che confermare la forte emozione che solo un luogo come questo può far provare, il fascino dell’abbandono di qualcosa che è stato vissuto profondamente, la meraviglia della natura che riprende possesso di una terra che un tempo fu calpestata da uomini.
Tornando indietro all’ultimo bivio s’imbocca l’altra stradina che conduce a un piazzale d’erba aperto dove il panorama delle montagne e della cascata del Rio dei Briganti, che ora si osserva dall’alto, lascia letteralmente sbalorditi. Ancora edifici quasi tutti senza tetto e con tanta vegetazione dentro. In alcune pareti sopravvissute ai crolli la splendida immagine di finestre oltre le quali lo sguardo può proseguire verso l’aperta valle del Santerno.
Un luogo da visitare il borgo di Castiglioncello per vivere forti sensazioni immersi tra natura e storia.
Bere e mangiar bene
Pasticceria Bar DINO
Via San Carlo 10
Castelguelfo (BO)
Usciti dagli stradelli Guelfi, sulla strada che ci riconduce alla via Emilia, hanno da poco inaugurato la terza sede di Dino, una splendida ed enorme pasticceria dove è possibile trovare tantissime varietà di paste e pasticcini. Un’ampia sala bar con posti a sedere rende il locale ideale per un cappuccino o un caffè accompagnato da succulenti dolci di tanti gusti. Potete trovare anche cioccolato di ogni forma e tipo.
Per chi è goloso si tratta di una sosta obbligata e rende la giornata sicuramente più dolce. Mi capita spesso di andare nelle zone di Imola passando per gli Stradelli Guelfi, soprattutto la domenica mattina, e in quelle circostanze passo sempre da Dino a fare colazione per poi proseguire sazio e soddisfatto verso una un luogo come Moraduccio che completa il benessere con la meraviglia.
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