|
| Foto e riassunto del percorso |
|
Partenza: da Bologna
Come arrivarci:
partendo da Bologna (distante circa 30km), percorrere la strada provinciale n.4 di Galliera. Oltrepassati Castelmaggiore e Funo di Argelato, in prossimità di San Giorgio di Piano, svoltare a sinistra in direzione Cento. Superato Argelato si arriva a Castello d’Argile
Difficoltà del percorso: nessuna
Tempo di percorrenza: circa 2 ore (senza sosta ai musei)
Lunghezza del percorso: circa 2 km
Periodo consigliato: tutto l'anno.
Aspetti da segnalare: storico, culturale, architettonico
Consigli pratici: nessuno in particolare |
|
|
|
| In breve: la storia |
| Anno |
Evento |
| Prima del 946 |
Per un imprecisato periodo il territorio di Argele (così denominato in antichità il nucleo abitato e coltivato, nome probabilmente derivato dal termine latino Argiletum, a indicare un territorio particolarmente ricco di argille), è di proprietà dei duchi di Modena |
| 946 - 1223 |
Argele passa al Vescovo di Bologna |
| 1223 |
La Comunità di Argele, insieme alle altre della pianura e della collina circostanti, è sottoposta alla giurisdizione del Comune di Bologna e dei suoi organi di Governo, seguendone le vicende di potere |
| 1354 - 1360 |
Il primo nucleo abitato di Argele, che si trovava in località Bisana, circa mezzo chilometro più a ovest di quello attuale, è distrutto dalle truppe di fazioni dei Visconti in lotta per la conquista di Bologna |
| 1380 |
Il Senato di Bologna ordina la ricostruzione del centro abitato in forma di castrum, o Castello fortificato su pianta rettangolare, circondato da palancato in legno e fossato, con due porte e relativi ponti levatoi per l'accesso.
Il progetto e la realizzazione del Castello d'Argile sono diretti da due dei migliori architetti bolognesi del tempo: Lorenzo da Bagnomarino e Berto Cavalletto |
| Secolo XV |
Nel corso del secolo il territorio di Argile è teatro di numerose battaglie e passaggi di truppe, per poi essere sottoposto alla Signoria dei Bentivoglio |
| 1513 |
Da questo anno, Bologna, con tutto il suo contado, entra a far parte stabilmente dello Stato Pontificio, ed è governata dal Legato Papale e da un Senato composto da nobili |
| Secoli XVII e XVIII |
Nel corso di questi due secoli, il Castello d'Argile, e tutto il territorio circostante, subiscono nuove incursioni di truppe, distruzioni, anche a seguito di rotture degli argini del fiume Reno, cosicché le comunità locali si impoveriscono, rimanendo con pochi abitanti, in prevalenza contadini, braccianti e artigiani precari |
| 1828 |
Può essere considerata la data di nascita del Comune di Castello d'Argile con l’assetto territoriale che ha ancora oggi e con la frazione di Venezzano compresa.
Il Castello d'Argile di oggi è il frutto di un lento processo di rinascita e sviluppo; il centro storico è stato ridisegnato nel corso del 1800 con la costruzione di case bracciantili e botteghe allineate lungo la via principale e poi su quelle laterali, la ricostruzione ad uso abitativo delle due Porte, allora ridotte a pezzi di muri diroccati |
| 1870 |
Viene creata la piazza, dopo un incendio e l'abbattimento di vecchi edifici bracciantili in centro, posti di fronte alla nuova Chiesa costruita invece tra il 1859 e il 1863 |
| 1870 - 1874 |
Vengono costruiti il Palazzo degli Artieri (o artigiani) nel 1870 e il Municipio (1874), entrambi opere dell'ingegnere bolognese conte Annibale Bentivoglio |
| Dal 1975 a oggi |
Dal 1975 (circa) il paese sta vivendo una fase di notevole espansione urbanistica e ricrescita della popolazione (dopo un esodo massiccio nel corso degli anni 1950-1970), sia nel capoluogo sia nelle frazioni |
|
|
|
 |
|
| Descrizione del percorso |
Questa volta ci dirigiamo nella pianura verso la provincia di Ferrara,
alla scoperta di Castello d'Argile.
Arrivando da Bologna ed entrando nel paese si può subito riconoscere la tipica pianta a croce greca con le porte agli estremi e la piazza nel centro.
Partendo proprio dalla piazza, al centro della quale troneggia il monumento ai caduti (costruito da Armando Minguzzi nel 1924), due edifici balzano subito all’occhio, la chiesa parrocchiale di San Pietro e l’edifico del comune.
La Chiesa parrocchiale di San Pietro si affaccia su Piazza Gadani; è affiancata da un bel campanile, ideato e costruito da Giuseppe Brighenti tra il 1835 e il 1840.
La Chiesa, costruita dallo stesso Brighenti tra il 1859 e 1863, è di impostazione classicheggiante, con colonne in stile ionico, su pianta a croce latina, con cupola e semicatino affrescati all'interno dai pittori Cesare Mauro Trebbi di Bologna, Antonio Mosca e Francesco Fabbri di Pieve di Cento nel 1900.
Su una parete della sacrestia, sono conservati frammenti di un affresco attribuibile, con buona probabilità, a Simone dei Crocifissi e raffigurante una crocifissione.
All'interno della Chiesa attuale si trovano altre pregevoli opere, in particolare un piccolo crocefisso processionale in argento brunito, probabilmente opera di un valente scultore bolognese della fine del 1500.
Ci sono inoltre tre grandi quadri di fattura seicentesca: un Cristo in Croce tra i Santi Sebastiano e Rocco, una composizione dei 15 Misteri del Rosario con statua della Madonna al centro (realizzata nel 1844 in sostituzione di una più antica), una Madonna con Bambino in gloria con varie figure di santi.
Nel primo altare a destra è conservata la statua di San Francesco, di fattura settecentesca, portata qui dal Convento dei Ronchi nel 1811, dopo la chiusura del convento stesso.
Il ciborio dell'altare maggiore, con tribunetta in marmo bianco, opera dello scultore Armando Scannabissi, è del 1903.
La pala dell'altare maggiore, raffigurante la liberazione di San Pietro apostolo, è opera del pittore Natale Selleri di Padulle.
La balaustra in marmo e ferro battuto, che separa il presbiterio dalla navata centrale, fu disegnata dall'architetto Giuseppe Rivani nel 1933.
Dietro l'altare maggiore si trova un antico organo costruito nel 1850 (per la chiesa vecchia) da Giuseppe Guermandi; originariamente (fino al 1936) era collocato in alto a destra.
Ora proseguiamo l’itinerario dirigendoci verso la frazione di Venezzano.
Lungo il percorso, sparse nella campagna che separa Castello d’Argile da Venezzano ci sono altri edifici di interesse storico (che purtroppo non si possono visitare all’interno) tra cui spicca la Torre Marsigli, unico esemplare di torre colombaia (o forse originariamente di difesa) rimasto sul territorio comunale, in località Ronchi, sulla strada tra il capoluogo e la frazione.
Già indicata su una mappa del 1597, come proprietà dei Savi, nel 1700 fu prima dei Marsigli di Bologna, quindi dei Gozzadini. La torre dei Marsigli è oggi di proprietà di un coltivatore diretto del luogo, che la usa come ripostiglio e vano accessorio della casa che sorge a lato; uso che probabilmente è stato praticato per secoli anche dalle famiglie di coloni/mezzadri che lavoravano la terra quando era di proprietà dei "signori" bolognesi.
Proseguendo sulla via verso Venezzano, dopo aver affrontato una curva a sinistra, svetta fra i campi coltivati della pianura la Chiesa parrocchiale Santa maria di Venezzano, uno snello ed imponente complesso che, accanto al classico campanile, affianca una maestosa Chiesa in stile neogotico tedesco con cupola alta 44 metri.
La realizzazione della Chiesa iniziò nel 1894 su progetto dell'Ing. Francesco Gualandi di Bologna in collaborazione con il figlio Giuseppe, e fu portata a termine nel 1933: lo stile gotico-fiorito, non certo comune per il territorio e per l'epoca di costruzione, ne fanno comunque un sicuro motivo di interesse architettonico.
A croce latina con tre navate e abside poligonale, è sormontata da una possente cupola sostenuta da otto pilastri polilobati con un tamburo a dodici lati e rappresenta un originale esemplare di arditezza statica: è infatti uno dei primi esempi di applicazione del cemento armato nell'arte.
All'interno l'originalità dello stile si manifesta ancora nell'altare maggiore, dedicato alla Vergine, e nei due altari laterali dedicati a San Giuseppe e al Sacro Cuore, in cemento marmorizzato bianco con numerose edicole di santi e raffigurazioni sacre.
Interessanti pure la cappellina della Madonna di Lourdes e soprattutto la Via Crucis plasmata personalmente (come tante altre immagini degli altari) in terracotta, fra il 1927 ed il 1928, da Mons. G. Branchini il parroco che volle e costruì questa Chiesa.
Le ampie vetrate istoriate delle navate e dell'abside e i rosoni, rappresentanti scene bibliche, sono in parte opera dell'architetto Gallignani.
Dietro l'altare vi è un organo, una delle ultime opere del Guermandi.
Il campanile, costruito fra il 1863 ed il 1873, è opera di Giuseppe Brighenti mentre l'ottimo concerto di campane è del fratello Clemente.
|
|
|
|
| Bere e mangiar bene |
|
|
| Se volete gustare piatti della tradizione bolognese in un abbinamento particolare con carne di selvaggina, questo è il posto che fa per voi. Tra le tante specialità segnaliamo i primi di selvaggina, tra cui i tortellini di capriolo e di cinghiale, e la selvaggina in umido, in particolar modo il cinghiale ai fagioli con polenta. Ottimi anche i contorni, i dolci e i vini. |
|
|
|
 |