Vai al sito dell'Hotel San Martino Vai al sito di Viva microdesign
English version

Itinerari, appuntamenti e tanto altro: itineraribologna.it, il bisettimanale online che ti porta in giro per Bologna e provincia

Ti trovi in Itinerari Bologna > Storia e cultura > Giosuè Carducci
Pianta e riassunto del percorso
Il poeta Giosuè Carducci

Aspetti da segnalare: storico e culturale
Consigli pratici: nessuno in particolare

In breve: la vita
Anno Evento
1835 Nasce a Valdicastello, in Versilia
1839-1849 Trascorre l'infanzia e la prima adolescenza nella Maremma pisana, a Bolgheri, dove il padre medico, perseguitato per le sue idee liberali e carbonare, si è trasferito con la famiglia
1849 Stabilitosi con la famiglia a Firenze, frequenta la scuola degli Scolopi (Congregazione religiosa delle Scuole pie, fondata a Roma nel Seicento da S. Giuseppe Colasanzio, con lo scopo di istruire i giovani di famiglia povera)
1853 Si iscrive alla Scuola normale di Pusam dove si laurea in lettere
1856 Insegna per un anno al ginnasio di San Miniato al Tedesco; l'incarico non gli viene confermato perché sospettato di empietà e di idee liberali
1857-1859 Trascorre a Firenze anni di povertà. Vive impartendo lezioni private e lavorando per una collana di classici italiani dell'editore Barbera
1860 Terenzio Mamiani, ministro della pubblica istruzione, lo nomina professore di letteratura italiana all'Università di Bologna.
In questa città, che ama come una seconda patria e in cui vive fino alla morte, compie le sue fondamentali esperienze politiche e culturali e pubblica le sue poesie migliori e i suoi scritti critici più importanti
1906 Gli viene conferito il premio Nobel per la letteratura
1907 Muore a Bologna
In breve: le opere
Titolo Descrizione
Iuvenilia (1850-1860) e Levia gravia (1861-1871) Con queste due prime raccolte di poesie è già chiaro il programma carducciano di "ritorno all'ordine", di valorizzazione dei classici e della tradizione contro "il mollichiccio e tenerume" del tardo-romanticismo che costituisce il panorama poetico italiano attorno agli anni sessanta
Inno a Satana (1863) È la prima importante affermazione delle nuove ideologie carducciane. Satana è celebrato come il simbolo del libero pensiero, che guida gli uomini sulla via del progresso e della ribellione all'ascetismo alla rinuncia, impersonati dal Cristianesimo e dal Romanticismo
Giambi ed epodi (1867-1872) La raccolta obbedisce a un intento programmaticamente polemico contro l'Italia contemporanea, sia sul piano ideologico sia su quello politico
Rime nuove (1861-1887) e Odi barbare (1877-1893) Esprimono la maturità umana e poetica del Carducci e contengono le sue migliori poesie
Rime e ritmi (1899)
Ultima raccolta
Descrizione del percorso

Formatosi alla scuola dei classici e animato, per carattere, da furori eroici e polemici, Carducci, da un lato concepì un programma di "ritorno all'ordine", di valorizzazione dei classici e della tradizione, dall'altro, assunse sempre più, almeno per un certo periodo, il ruolo di coscienza critica della società contemporanea e di fustigatore della meschinità morale e politica del suo tempo.
Fin dalle prime raccolte, "Iuvenilia" e "Levia gravia", appare evidente la sua aspirazione a contestare i moduli poetici del tempo, soprattutto quella poesia tardo-romantica che definiva "mollichiccio e tenerume" e a proporre dei nuovi modelli etici e una nuova sensibilità.
Questo proposito trova una più precisa realizzazione in "Giambi ed Epodi", un'opera dichiaratamente polemica già nel titolo, che richiama due forme metriche usate nelle letterature classiche per la poesia satirica. Tale raccolta è dominata da un continuo e concreto rapporto con la realtà politico-sociale contemporanea e da un'acuta consapevolezza dello squallore del presente, contro cui si rivolge il sarcasmo del poeta.
Proprio dalla constatazione della meschinità del presente, nasce quel vagheggiamento dei momenti più gloriosi del passato (Roma repubblicana - Età comunale - Rivoluzione francese - Risorgimento), quella "nostalgia dell'eroico in dimensione storica", che troverà la massima espressione nelle "Odi barbare" ("barbare" perché, come spiega lo stesso Carducci, tali suonerebbero agli orecchi e al giudizio dei Greci e dei Romani "sebbene composte nelle forme metriche della loro lirica") e nelle "Rime nuove", di cui fa parte, per esempio, "Il Comune rustico", ossia il comune delle origini, celebrato dal Carducci come luogo di libertà e di fede negli ideali.
A conclusione di questa ultima raccolta, il poeta pone "Congedo", un componimento che può essere considerato come il manifesto programmatico, se non di tutta la sua poesia, almeno di gran parte di essa. Qui il Carducci afferma che il poeta non è un servile adulatore dei potenti né un vano sognatore né un confezionatore di prodotti letterari tesi a soddisfare le differenti richieste del pubblico, ma è un "grande artiere", un robusto artigiano che deve produrre col suo lavoro i canti per incitare gli uomini al vivere civile, gli inni per celebrare la bellezza, l'amicizia, la fede e per sé non deve chiedere altro che la musica dei suoi versi, la gioia di essere poeta.
Nella fantasia carducciana, l'immagine del poeta si configura non come un uomo di lettere, ma come un operaio normale, intento a un'opera rude e vigorosa nella luce piena del giorno, come un fabbro dai muscoli d'acciaio che, all'alba, ridesta la fiamma nella sua fucina e getta nel fuoco gli ideali del passato e le speranze del futuro.
Dal punto di vista formale, in entrambe le raccolte, c'è la ricerca di soluzioni più eleganti e distaccate rispetto alle precedenti, sempre però nell'ambito del desiderio di reagire alle modalità espressive e tematiche dei poeti tardo-romantici, attraverso il ritorno ai classici e l'adozione di un linguaggio letterario dignitoso.
Si tratta, comunque, di testi che presentano registri diversi e talvolta contrastanti, da quello sfumatamente malinconico, che rivela la componente romantica dell'anima carducciana, a quello più elaborato e pomposo, che testimonia la componente letteraria, libresca, retorica, purtroppo spesso prevalente.
Di "Rime nuove" fanno parte anche alcuni componimenti in cui la nostalgia dell'eroico si orienta in dimensione privata e diventa (per esempio in "Traversando la Maremma toscana") memoria e rappresentazione della giovinezza libera e forte trascorsa nella MAremma, vagheggiamento di una vita all'insegna della forza e della solarità, in contrapposizione, in questo caso, al grigiore della vita veramente vissuta ("Oh, quel che amai, quel che sognai, fu in vano; e sempre corsi, e mai non giunsi il fine.) Questi componenti sono caratterizzati dall'assenza della retorica e dalla presenza del mondo degli affetti e della vita quotidiana del poeta. Tra questi meritano di essere ricordate alcune liriche, come "Pianto antico" e "Funere mersit acerbo", che hanno come tema centrale, affrontato con virile tristezza, quello della morte (il tema è autobiografico, si riferisce alla morte del figlioletto Dantem all'età di tre anni).
In essi, al Carducci poeta - vate, celebratore dei miti ufficiali, appesantito dall'erudizione e dal tono eloquente, subentra un Carducci nostalgico e malinconico, rivalutato dalla critica recente, secondo la quale la migliore poesia carducciana "si muove tra i due poli opposti dell'entusiasmo e del tedio" e realizza "l'incontro - contrasto tra un sentimento solare della vita e un egualmente energico sentimento della morte, intesa come totale e fisica privazione della vita (... "sei nella terra fredda , sei nella terra negra; né il sol più ti rallegra né ti risveglia amor.")

Vivere bene
Casa Carducci
piazza Carducci, 5
40125 Bologna
tel. 051.347592
fax 051.4292820
CasaCarducci@comune
.bologna.it

www.casacarducci.it
Casa Carducci

Allestita all'interno dell'abitazione in cui Carducci visse dal 1890 al 1907, questa casa museo è stata inaugurata il 6 novembre del 1921 con lo scopo principale di valorizzare e conservare la biblioteca e l'archivio dello scrittore.
Di seguito vengono riportati gli orari di visita.
Biblioteca-archivio: martedì-sabato ore 9.00-13.00; giovedì ore 9.00-17.00
Casa-museo: martedì-sabato ore 9.00-13.00 e prima domenica del mese ore 9.00-13.00
Aula didattica: martedì-sabato ore 9.00-13.00.

Sito ottimizzato per Internet Explorer e per una risoluzione 1024x768