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Bici
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Pianta e riassunto del percorso
Il percorso dei colli bolognesi

Tipologia: su strada
Partenza
: da via del Paleotto, ai confini tra il Comune di Bologna e quello di Pianoro
Come arrivarci: dai viali di circonvallazione, imboccare via Murri e proseguire quindi per via Toscana; una volta entrati nel comune di Pianoro (cercare con lo sguardo il cartello di inizio del paese di Rastignano), dopo poche decine di metri, appare sulla destra via del Paleotto
Difficoltà del percorso: ***
Tempo di percorrenza: circa 3 ore
Lunghezza del percorso: 29 km circa
Dislivello: circa 330 m slm
Periodo consigliato: tutto l'anno. In caso di pioggia fare attenzione particolarmente durante la seconda metà del percorso, caratterizzata da discesa; d'estate, partire non più tardi delle 9.00 per poter percorrere la metà del percorso in salita prima che sia troppo caldo
Aspetti da segnalare: paesaggistico, culturale, naturalistico
Consigli pratici: questo giro richiede un certo sforzo per portarsi in quota (3 km circa) quando ci si lascia alle spalle la Valle del Savena. Occorre inoltre prestare particolare attenzione alle curve strette e insidiose e alle discese che caratterizzano la via del ritorno. Fare attenzione anche all'incrocio tra via dei Colli e via di Roncrio, quando queste confluiscono su via San Mamolo! Al termine di una discesa piuttosto ripida vi è un trivio nel quale occorre rispettare delle precedenze.
Il tragitto consente uno "sconto" sul percorso: arrivati nella località di Sabbiuno, anziché proseguire per via di Sabbiuno verso Paderno e di qui verso il centro di Bologna, si prende a destra per via di Sesto (o Strada S. Andrea di Sesto) e si scende nella località omonima, sulla Strada Statale della Futa. Da qui, prendendo la direzione di Bologna, dopo due chilometri e mezzo circa si giunge all'incrocio con via del Paleotto

In breve: il percorso e le distanze
Percorso Distanza
Via del Paleotto all'angolo con la S.S. della Futa  
Percorrere via del Paleotto fino a raggiungere un trivio 773 m
Giunti presso il trivio, imboccare la strada più a sinistra, la Strada Provinciale di Montelungo, e percorrerla fino a Pian di Macina 6 km
All'altezza dell'incrocio con via 1a Maggio a sinistra e via del Sasso a destra, imboccare quest'ultima e percorrerla fino all'incrocio con le vie di Montelungo (a sinistra) e Pieve del Pino (a destra) 3 km
Svoltare a destra in via Pieve del Pino e percorrerla fino alla fine del Comune di Sasso Marconi 3 km
Continuare per la medesima strada su cui ci si trova (ora via di Sabbiuno) fino a Paderno 3 km
Continuare sempre dritto per via dei Colli (la prosecuzione di via di Sabbiuno) fino all'incrocio con via di San Mamolo 4,7 km
Proseguire per via di San Mamolo fino alla porta omonima 1,6 km
Per andare nel centro di Bologna, proseguire dritto; per ritornare in via del Paleotto girare a destra sui viali di circonvallazione e percorrerli fino a porta Santo Stefano 1,4 km
Giunti a Porta Santo Stefano, girare a destra per via Murri e percorrerla fino alla fine 2,3 km
Continuare per via Toscana (prosecuzione di via Murri); percorrerla fino alla fine del Comune 3 km
Proseguire per la Strada Statale della Futa fino a incrociare, sulla destra, via del Paleotto 150 m
Via del Paleotto all'angolo con la S.S. della Futa  
Totale distanza percorsa 29 km circa
Focus on
Il Monumento ai Caduti di Sabbiuno Il Monumento ai Caduti di Sabbiuno
Il Monte Sabbiuno, che con i suoi 392 m è la cima più alta dell'intero territorio del Comune di Bologna, ha dato il nome all'abitato che giace ai suoi piedi, a 300 metri di altezza, nonché al Parco omonimo, che fu istituito nel 1972, nel quale tuttavia il piccolo borgo non rientra.
Il nome "Sabbiuno" ricorre anche in altre zone, e l'associazione con il termine sabbia, ci fa subito capire quale può essere, in prevalenza, la natura del terreno.
Questa località, nel passato, era una delle tappe di una via che, pur se di minore importanza rispetto ad altre, collegava Bologna alla Toscana. Si hanno notizie del borgo e della sua chiesa già dal XIII, anche se lo stile di quest'ultima è del secolo XIX.
Sabbiuno oggi è tristemente noto per i fatti dell'inverno del 1944, quando la dominazione tedesca in Italia stava già vacillando. Un monumento, visitabile liberamente, ricorda le stragi di prigionieri politici compiute proprio in questo luogo, sul ciglio di un calanco. Il silenzio e la desolazione rendono ancora più pesante il ricordo di questi eventi. Dal monumento si ha una visione a 360° sulle colline circostanti.
Descrizione del percorso
Questa volta desidero farvi conoscere un altro itinerario, non particolarmente impegnativo, che prende le mosse sempre da via del Paleotto, come l'itinerario dei colli bolognesi. Dopo aver percorso 800 metri circa, giungiamo a un trivio, e questa volta ci dirigiamo decisamente verso sud, imboccando via Alcide de Gasperi. Questa strada, gestita dalla Provincia, è conosciuta anche con il nome di Strada Provinciale di Montelungo o meglio ancora "Fondovalle del Savena"; nei suoi primi chilometri, corre parallela alla Strada Statale della Futa e alla Ferrovia Bologna - Firenze. In questo tratto si sconsiglia di viaggiare affiancati perché, anche se ci siamo lasciati decisamente alle spalle la zona urbana, tuttavia i rettilinei di questa strada invitano gli automobilisti ad andare a velocità tutt'altro che moderate. Sulla destra, vediamo colline succedersi le une alle altre e qualche casa sporadica. Procedendo, sulla sinistra, vediamo prima l'abitato di Rastignano e poi S.Andrea di Sesto, quindi giungiamo a a Pian di Macina, dove giriamo a destra in via del Sasso. La strada pianeggiante cede il passo alla salita; rettilinei si succedono a due o tre tornanti, e ci lasciamo progressivamente alle spalle la Valle del Savena. Ormai alla fine della salita che dalla valle porta sul crinale, giungiamo all'incrocio con via di Montelungo; qui prendiamo la via sulla destra, che prende il nome di via Pieve del Pino. La parte più faticosa è ormai alle spalle; ora si procede grosso modo alla stessa altezza fino alla Chiesa di Pieve del Pino. Una via delimitata tanto a destra quanto a sinistra da un filare di pini ci segnala l'arrivo, per chi come noi proviene da Montelungo, nella località di Pieve del Pino, posta a 379 m s.l.m. Pieve è veramente un oasi di pace e di silenzio ad appena 13 km dal centro di Bologna, circondata da graziose colline e, più in lontananza, dai monti sempre più alti dell'Appennino. Prima di Pieve del Pino la località si chiamava S. Ansano; gli storici sono dell'opinione che la chiesa che si trova nell'abitato risalga a prima del Mille. Tra il XII e il XIII sec. la località venne identificata con il nuovo nome che sottolineava, per l'appunto, la presenza di un numero cospicuo di pini. Pieve si trova ai piedi del Monte San Morè, alto 579 m; da qui, in direzione di Monzuno, prende il via la Strada degli Dei, così detta per le denominazioni geografiche presenti nella zona che si rifanno ai miti classici (Monte Adone, Monte Venere, etc.). Lasciata alle spalle la chiesa, proseguiamo sempre in direzione nord verso Sabbiuno; superata una discesa, giungiamo proprio davanti al Monumento ai Caduti, entrando nel Comune di Bologna. La strada che segue è ugualmente suggestiva; numerosi sono i calanchi che si offrono alla vista e attraversiamo un punto dove da entrambi i lati della strada la collina discende rapidamente. E proprio i calanchi, articolate erosioni della montagna che sorprendono l'occhio dell'osservatore, sono una delle caratteristiche paesaggistiche principali di questo itinerario. Nei calanchi affiorano argille grigio azzurre che si depositarono ancora ai tempi del Pliocene inferiore là dove, in quei tempi, ancora era presente il mare, e argille di un giallo dorato, che rivelano il successivo ritirarsi delle acque e la formazione di coste. Questo fenomeno può essere osservato, oltre che a Sabbiuno, anche a Paderno e a Pieve del Pino.
Prestiamo molta attenzione lungo la discesa che caratterizza la parte finale di via di Sabbiuno che precede il trivio con via Cavaioni e via dei Colli (che imboccheremo), in quanto è piuttosto ripida e alla fine vi è il segnale di dare la precedenza. Superata la località di Paderno, proseguiamo per via dei Colli. Ora la strada è pressoché sempre in discesa; la presenza di alcune case sul ciglio della strada ci segnala l'ormai imminente fine della medesima, ma è proprio qui che dobbiamo prestare attenzione per la ripidità e per la pericolosità dell'incrocio con via di Roncrio, che proviene da destra e non è bene visibile in quanto si trova più in basso rispetto alla via che percorriamo. Ora siamo ritornati in piano; percorriamo via San Mamolo superando il Parco di Villa Ghigi (che merita una visita) e ci dirigiamo verso Porta San Mamolo. Da qui, tappandoci bene il naso per i gas di scarico e prestando attenzione alle macchine, percorriamo il tratto dei viali di circonvallazione che ci separano da Porta Santo Stefano. Qui giunti, svoltiamo a destra su via Murri e poi, dopo la sua prosecuzione, via Toscana, ritorniamo infine al punto di partenza, via del Paleotto.
Per chiudere, permettetemi di menzionare i parchi collinari che si incontrano lungo questo percorso: il Parco Cavaioni (ingresso da via di Casaglia, via dei Colli), uno dei più estesi, all'interno del quale vi sono un laghetto e diversi animali; il Parco di Monte Paderno, con accesso da via dei Colli e delle Lastre (dal Monte Paderno, la cui vetta raggiunge i 360 m circa, si gode una splendida vista sul territorio circostante); infine il Parco di Villa Ghigi, ricco di alberi sempreverdi.
Vivere bene
Agriturismo Cavaione
di Gabriella Faccioli e F.lli de Lucca
Via Cavaioni 4

Paderno (Bologna)
Tel. +39 051589006
Sulle bellissime colline che circondano Bologna, in mezzo a rigogliosi vigneti, si trova l'agriturismo Cavaione. È il posto ideale per trascorrere qualche giorno lontani dal caos cittadino, magari in romantica compagnia, sistemati in accoglienti camere e appartamenti da cui si gode una vista mozzafiato. Ma è anche il luogo giusto da cui partire per visitare la città, il cui centro storico dista solo pochi minuti, e in cui scoprire, grazie ai prodotti che qui potrete gustare, i sapori e gli odori che rendono la cucina bolognese unica al mondo.
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